L'Eco di Bergamo
Cronache

Nuova strage di migranti 80 dispersi nel naufragio

Il bilancio. Erano partiti dalla Libia ma l'imbarcazione si è capovolta I profughi sono rimasti in acqua per ore prima di essere soccorsi

ALFREDO PECORARO·
Nuova strage di migranti 80 dispersi nel naufragio

Sono due i corpi recuperati in mare finora ma sarebbero 80 i dispersi nel naufragio di Pasqua, come hanno riferito ai soccorritori i 32 migranti trasferiti a Lampedusa dopo il salvataggio.

Il cordoglio

«Profondo il cordoglio ai familiari delle vittime» dalla Comunità di Sant'Egidio. «Non si può rimanere insensibili, limitandosi ad aggiornare le statistiche sulle tragedie dei viaggi nel Mediterraneo. Rivolgiamo un forte appello a tutte le istituzioni, a livello nazionale ed europeo, perché riprendano con più impegno le operazioni di soccorso in mare, per salvare la vita di chi è in pericolo». A salvare i naufraghi rimasti in acqua per ore dopo che il barcone si è capovolto sono stati i militari della motovedetta Cp327 della guardia costiera che è stata affiancata dalle navi a vela Grey e Saavedra Tide. I superstiti - 31 uomini e un minore originari di Bangladesh, Pakistan ed Egitto - hanno raccontato di essere partiti nella notte tra venerdì e sabato da Tajoura (Libia), a bordo di un'imbarcazione in legno con due motori. Il mare mosso ha causato infiltrazioni d'acqua, fino al ribaltamento avvenuto dopo circa 15 ore di navigazione.

«È necessario incentivare vie di ingresso regolari, anche per motivi di lavoro, di cui l'Italia ha estremamente bisogno. E per chi fugge dai paesi in guerra attivare modelli che favoriscono l'integrazione, come i corridoi umanitari, che hanno consentito di far giungere in sicurezza in Europa oltre 8.500 persone», sottolinea la Comunità S. Egidio.

Al momento sono stati recuperati solo due cadaveri I 32 sopravvissuti sono a Lampedusa
Per sensibilizzare l'opinione pubblica alcune associazioni hanno realizzato una croce in legno

L'appello

Per sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi dei diritti umani e delle migrazioni Libera e altre associazioni hanno realizzato una croce in legno con dei giubbotti salvagente attaccati e un cartello sul quale è stato scritto: «Una preghiera per la nostra ipocrisia». Realizzata sul sagrato della chiesa madre a Marsala (Trapani) la croce è stata poi accolta all'interno dell'edificio sacro dall'arciprete don Marco Renda. «I commenti, il giubilo, per i morti in mare, da parte di sempre più numerose persone, che esprimono tali sentimenti di odio verso gli stranieri, sia tramite social ma sia anche in occasioni in presenza, non indignano più, ma devono fare paura», è l'amara riflessione di Salvatore Inguì, coordinatore provinciale di Libera. Questa croce vuole essere solo un segno per poter riflettere sui tanti Cristi che continuiamo a crocifiggere sotto lo schermo di tanti di noi», ha aggiunto.

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